Pinocchio alla ricerca di casa – Parte 5 (happy ending)

Pinocchio e Geppetto (spoiler) trovano casa. Se ti è sfuggita l’iradiddddio delle ricerche ante DESIDERAre, clicca qui, from the beginning.


Ciao Pinocchio, sono la fatina! – disse questa posandosi delicatamente su una pila.

– Aò. Come va. Come butta. – disse il burattino e cambiò stanza.

La fatina lo insguì, e lo riportò  dov’era con un incantesimo.

– Senti, che nolloso che non mi parli per la storia del burattino, del legno, der pupo e tutto il resto, ma devi sapè che co quella storia io ho chiuso perché mo ce stanno le ispezioni e nunné più come na vorta. Piuttosto, t’ho sentito che piangevi disperato. Forse posso aiutarte.

– Ok, sgancia mille.

– Pinò, te prego. Nun c’è svanzica manco pe farse na mattinata ar lido.

– Allora non vedo come tu possa aiutarmi.

– Te posso insegnà qualcosa sul mercato del mattone, pupo. Credimi, due o tre cose le ho imparate cogli anni. C’ho zia che vive in un posto che gli’ho trovato io, mi mangio ancora la bacchetta che nun ce so annata io.

– Imparare mi scoccia.

La fatina sgranò gli occhi, e salì in punta di piedi, con l’indice rivolto al cielo.

– Comprare casa è una operazione estremamente complessa, mio caro Pinocchio. L’hai visto da te: è facile cadere in qualche tranello teso da persone disoneste. Fidati: so vedè le tubbazioni mejo de li sorci. Le seguo A NASO!

Lucignolo intervenne prendendo la fata nel palmo della mano.

-Ehi, fata, fata, tranquilla, tutto rego. C’è l’internet veloce oggi, la magia è ancora 56k. Vedi tutti questi fogli? La casa che cerchiamo è qui da qualche parte.

– Bravo Lucifero. Quante case hai stampato?

– Beh, non le ho contate. A occhio, saranno un diecimila. Attico più, bilocale meno.

– Oh, bene caro, ottimo lavoro. Ora li chiami te tutti i proprietari?

– Ma no, no. Dobbiamo ancora fare una cernita. Ho già tolto tutte quelle con una porta di ingresso. Stavo pensando di escludere pure quelle con la strada che ha lettere dispari, e quelle che il nome del proprietario comincia per P. Che ne pensi?

Pinocchio e la Fata guardarono Lucifero con un misto di indignazione e disprezzo.

– Regà, fate quello che volete, ma io v’avviso: nun mi chiamate perché s’accavallano gli appuntamenti, che c’ho già i turni miei da coprire.

– No, su questo non transigo. Avete già fatto abbastanza, per me: agli appuntamenti ci vado io! – E gli si allungò il naso.

In quel momento Geppetto entrò dalla porta, raggiante.

– Ragazzi! Abbiamo risolto la questione della hasa!

– Sì babbo? Fantastico! Dov’è, com’è? Mica ti hanno chiesto un anticipo, no perché io stavo pensando che… – e gli si allungò il naso.

– Ho trovato qualcheduno che la sa trovare per noi! Vieni che ti ci porto!

Padre e figlio entrarono nei locali della DESIDERAre. Il loro consulente li accolse con lo stesso sorriso di prima. Lo stesso di sempre

– Salve, signor Pinocchio. Suo padre mi ha già spiegato alcune delle sue esigenze, ma vorrei discutere con lei di qualche dettaglio in più. Cominciamo: qualcosa con il legno, dunque?

– No, no – disse Pinocchio a bassa voce, guardandosi intorno – il legno no. Avete qualcosa col cotto?

 

***The End***

 

Note:

Quello vero, di Collodi, si chiamava Lucignolo. Non ti sfugge nulla, eh?

Pinocchio alla ricerca di casa (parte 4)

Pinocchio alle prese con l’algoritmo per trovare casa, con cui puoi trovare tutto (ma proprio tutto) e stampare migliaia di pagine tra cui scegliere “serenamente”. Ma dopo Il Gatto e la Volpe arriva anche la Fatina…


 

– due locali… bagno… mansardata… soppalco abitabile… due locali…

– Lucifero!

– Plafone… no ascensore… posto auto…

– LUCIFERO*!

– AH! – gridò con un balzo che gli fece toccare il soffitto.

– Che stai facendo?

– Ti sto cercando casa, zio! Ci sono quasi! Mi ci è voluto un po’ per capire come funziona l’algoritmo ma ho scoperto i loro trucchetti, adesso ti faccio vedere qualche proposta che ti ho stampato…

Lucifero entrò in una stanza attigua, e rientrò con diverse risme di fogli impilate l’una sull’altra che appoggiò a terra, vicino a Pinocchio. Poi uscì di nuovo e ritornò con sempre più stampati. Ancora e ancora. Nella stanza, ormai, non c’era più spazio per altre persone.

-E questi che sono?

– Sono gli annunci che ho reputato interessanti. È tutta una questione di filtri… se sai come impostarli puoi già chiamare il notaio.

Pinocchio cominciò a sfogliare gli annunci, ma perse il conto già dopo un minuto. Sembravano tutte uguali, moltissime erano senza foto, con descrizioni vaghe che sarebbero andate bene sia per la reggia di Caserta che per un mono in centro a Milano.

Su tutti i fogli, impresso il logo del sito di annunci: “Moby dick, la balena delle case. Da noi trovi tutto. Ma proprio tutto-tutto. Tutto-tutto-tutto. Poi se vuoi proprio qualcosa nello specifico te lo cerchi da te”.

Pinocchio lasciò cadere i fogli per terra, e fece per dare la buona notizia al compagno.

– Lucifero, basta cercare! Ho trovato casa! E’ un seminterrato panoramico, che si vede il cielo dal ripostiglio! Ha pure un lavandino!

– Strano, questa mi è sfuggita. Ma chi te l’ha trovata?

– Una agenzia giù in città, c’era un gatto.

– Un gatto?

– Sì!

– E c’era pure una volpe?

– Sì!

– Bravo il tocco di legno.

Digitò qualche parola chiave, e girò il monitor per mostrare a Pinocchio un gruppo Facebook che riuniva tutti i truffati dalla fantomatica agenzia. Il burattino reagì male.

– NUOOOO! Ho perso i soldi della casa! Non avrò mai più uno spazio tutto mio! Sarò costretto a stare con babbo tutta la vita, e quello lì vuol farmi fare il falegname! MA IO NON VOGLIOOOOOOOOOHHHH!

Un luccichìo prima fioco poi intenso partì da sotto una delle risme. Si spense all’improvviso. Poi di nuovo riapparve, e di nuovo si rispense. Pinocchio spostò con un piede la montagna di fogli che ricopriva il pavimento.

– Li mortacci… Ciao Pinocchio, sono la fatina! – disse questa posandosi delicatamente su una pila.

Pinocchio alla ricerca di casa (parte 3)

Pinocchio è giunto al momento della trattativa sul prezzo, del mutuo, del perito, delle resistenze, della competizione… pensa di aver trovato la casa giusta ma c’è ancora INTERNET!


 

– Mi spiace, ma ha sentito la signora. Offre tre volte il prezzo che intende pagare lei.

– Ma non so nemmeno quant’è il prezzo!

Il gatto glielo disse. Il cielo si scurì, e un tuono cadde molto vicino. Poi tornò il sereno.

– C… c… così tanto?

– Ripeto: si sente il mare. Sono soldi ben spesi.

– Ma io nun ce l’ho – replicò frignando il burattino – Devo parlare con la banca. E poi c’è il perito che…

– AAAH! Di nuovo con quella parola! Senti giovanotto, se lasci la nostra agenzia senza almeno un anticipo, sarò costretto a vendere la casa a questa signora.

– Siii… vendere… ’gnora… – confermò la volpe con la testa sulle braccia appoggiate alla scrivania.

– Io… ho solo questi soldi che mi ha dato il mi’babbo. – e ne cavò una bustina di carta dalla tasca dei calzoni. La volpe aprì un occhio, il gatto cominciò a fare le fusa, girando in tondo e impastando la sedia con le zampe.

– Non credo bastino per la cifra che…

– Bastano, bastano – disse il gatto strappandogli la busta di mano. E iniziò a contare.

– Beh,  in effetti… mille è poco. La Signora sicuramente avrà di più, non è vero, Signora? SIGNORAA! – E menò un gran calcione sotto la scrivania.

– MILLE! – saltò la volpe dalla sedia – Mille! Dannazione, io non ci arrivo a mille, ho novecentonovantanove, mi sono fermata a comprare un dolcetto poco prima di entrare. Maledetta golosità!

E rientrò a testa bassa nella porta alle spalle della scrivania del gatto.

– Yeee! – fece Pinocchio! – ho versato il mio primo anticipo! Ora vado in banca a fissare l’appuntamento col per…

– NON DIRLO!

– …con il professionista per fare il computo metrico. Grazie mille,  signor gatto – disse stringendogli calorosamente la zampa, e si avviò dietro la scrivania, aprì la porta e trovò la volpe stesa per terra, in un ripostiglio delle scope, impegnata in una riflessione profonda a occhi chiusi.

Il gatto provò a buttarsi sulla porta per richiuderla, ma non fece in tempo.

– Ma che fai?! È quella la porta!

– Ma la signora era uscita da lì…

– Quella è la porta per i clienti che non versano la caparra in base all’articolo del dlgs 192/43, sei fortunato che non ti faccio annullare il versamento!

– No, no la prego – disse Pinocchio – ci tengo molto a quella casa!

– Allora va’ giovanotto, e torna quando avrai tutti i soldi.

Pinocchio uscì saltellando dalla gioia, e si diresse di nuovo verso casa di Lucifero. Entrò nella sua stanza e lo trovò con gli occhi spalancati, la testa a un centimetro dallo schermo, mentre bisbigliava cose incomprensibili a voce flebile.

Pinocchio alla ricerca di casa (parte 2)

Continuano le avventure di Pinocchio alla ricerca della casa dei sogni. In questa puntata: Lucignolo, il Gatto e la Volpe. Se ti sei perso la prima parte, fai clic qui.


Nel frattempo, Pinocchio era in compagnia di Lucignolo.

– Sei sicuro che sai come si fa a comprare una casa?

– Ma certo, che ci vuole? Tutti con il terrore: la casa di qua, la casa di là. È una roba come tutte, la vedi la scegli e la compri: ecco fatto!

– E come fai a sapere se è una buona casa?

– Ma si vede! Se c’è una crepa non la prendi, se non c’è è perfetta! Che ci vuole?

– Perché non andiamo in agenzia?

– Agenzia, Pinocchio, che siamo nel 2016? Oggidì c’è l’internet! Di case ne trovi a zilioni, basta sapere come cercare. E se permetti io ci so fare.

– Vabbè un giro me lo faccio comunque.

– Ok io intanto imposto i parametri… Stanze… bagni…

Pinocchio si avviò verso il centro. C’erano agenzie a ogni marciapiede, una in fila all’altra, tutte arredate uguali, tutte con le stesse case e tutte con dei prezzi impossibili.

In un vicolo del centro vecchio, i suoi passi si fermarono davanti all’ennesima agenzia. Da lontano sembrava come le altre, ma da vicino era un po’ più cadente. Aveva dei volantini in vetrina che parevano stracciati da un giornale di annunci di un altro franchising. Le cifre, inoltre, erano tutte coperte da un tratto di penna nera. Un insegna, sulla porta, diceva “preZi boni”.

– Buongiorno – disse Pinocchio infilando la testa oltre l’uscio. C’era un odore strano nell’aria, come di chiuso.

– ‘giorno – disse un grosso gatto dagli occhi gialli, senza alzare lo sguardo dal giornale – prendiamo il 9%, niente sconti, tutto in anticipo, se poi non conclude sono fatti suoi.

Pinocchio pensava non si riferisse a lui, e si avvicinò mesto al tavolo dove sedeva il felino. Il silenzio riempì la stanza per una trentina di secondi, interrotto solo da un lento sibilare ritmico, poi l’occhio del gatto tornò a posarsi sul burattino, che si sentì autorizzato a parlare.

– Io starei cercando una casa…

– Forse… forse ne abbiamo una che fa al caso suo. Qui alla Foxes & Cats abbiamo occhio per i clienti, sappiamo cosa serve loro prima ancora che ce lo dicano.

– Infatti io vorrei una casa con…

– Non c’è bisogno, non c’è bisogno. So già tutto. Abbiamo un fantastico appartamento a un prezzo davvero speciale. Le dico una sola parola: PA-NO-RA-MI-CO!

– Uao! Panoramico! A che piano è?

– È un seminterrato, in realtà.

– Ma…

– C’è un finestrino in alto, uno solo, nel ripostiglio, se non mette niente sugli scaffali da lì si vede una porzione di cielo! Che cosa c’è di più panoramico di una notte stellata?

– … Il cielo… mi è sempre piaciuto un sacco! E il bagno, ce l’ha il bagno? – chiese Pinocchio con gli occhi sognanti.

– Il bagno… dici che ci dev’essere, eh? Che domande, certo che ha il bagno!

– No, perché quando sarò un bambino vero, ho intenzione di cominciare a lavarmi! – a queste parole il naso di pinocchio si allungò.

– Ah, un bagno per lavarsi! Altroché, un bagno fantastico, con un intero lavandino! Che funziona anche come lavello per la cucina, così si risparmia l’acqua. Un magnifico aspiratore compreso nel prezzo, poi, ti darà tutto l’ossigeno di cui hai bisogno, ma che dico… forse anche qualcosina in più! E se lo spegni e ci appoggi l’orecchio sopra – disse sottovoce il gatto, sporgendosi sulla scrivania verso Pinocchio – si sente il mare!

– Uao, una casa sul mare! La prendo!

– Fantastico, sono ventimila di anticipo.

– Ma… io… cioè… non ho proprio soldi per l’anticipo. Devo ancora firmare per il mutuo ma la banca mi finanzia il 100%, eh, parola del direttore. Però il perito deve prima vederla e fare il…

– AAAH! Ma quale perito e perito! Giovanotto, non abbiamo tempo da perdere qui. Questa casa la vogliono tutti in città, ho già altri clienti … – disse facendo una lunga pausa – …che mi pregano di venderla a loro per un prezzo tre volte superiore a quello che posso fare a te!

Di nuovo una pausa.

-… altri clienti… – con un tono di voce più alto del normale.

– CLIENTI! – e diede un grosso pugno ad una porta di legno dietro la sua scrivania. Si sentì un rumore di cose che cadono alla rinfusa. Dalla stessa porta ne uscì una volpe fulva, alta e magra, con tutto il manto schiacciato da un lato e gli occhi gonfi di sonno.

– I clienti dormono a quanto pare… – continuò il gatto con una vocina stridula e tutto il pelo ingrifato.

– No è che stavo… yawn… – disse sbadigliando – lascia perdere. Vorrei la casa che sta vendendo a questo giovanotto per tre volte il prezzo che ha fatto a lui, grazie. – E scivolò lentamente con la testa su un tavolino, chiudendo gli occhi.

– No! No! No! Quella è la mia casa! – disse Pinocchio balzando sulla sedia e scuotendo la volpe, che con fastidio tentava di riappisolarsi

– Mi spiace…

 

Pinocchio alla ricerca di casa (parte 1)

C’era una volta…

– Un RE! – diranno subito i miei piccoli lettori.

No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.

Non era un legno di lusso, ma…

– No, io intendevo un RE, R-E, ar-ei – scrive un piccolo lettore, su Facebook – In inglese, si dice così, Real Estate. E’ quello che fate, no?

– Beh… sì, in realtà noi…

– E allora perché non va bene? Che c’entra il legno?

– Ma la storia originale comincia con..

– La storia parla di legno o di mercato immobiliare?

– Va bene. Va bene. C’era una volta un real estate. Ok? Epperò fate passà la voglia, così. Mi fate scordare com’è andata: comunque ci stanno i tizi che trovano le case, no?, e un giorno gli capita in bottega un falegname.

– ‘giorno.

– Buongiorno. Benvenuto da DESIDERAre. Come possiamo aiutarla?

– Veramente, c’ho mio figlio – disse il falegname, con il cappello tra le mani – che gli servirebbe una Hasa.

– Bene, è nel posto giusto. Ci dica come deve essere, e in un batti-baleno la casa dei suoi sogni sarà pronta per finalizzare l’acquisto.

– Ahhh, deve essere una bella Hasa! Deve avere un bel pavimento di legno, una porta di legno… scriva, scriva, giovine! Una tavola di legno… Delle sedie! Di legno! E un letto bello grosso tutto fatto…

– …di legno, ho capito. Per il riscaldamento ha delle preferenze? Oggi, tra le stufe a pellet e le caldaie a gas, noi…

– AH! Che sei grullo, te? Ma che riscaldamento! Glie voi fa prende foco al mi’ figliolo? Nun l’ho mica salvato da una hatasta da haminetto per farmelo brucià da te, sai?

– Mi scusi, non sapevo. Piuttosto, perché non ne parliamo anche con lui? Spesso i clienti hanno bisogno di confrontarsi con un professionista per eprimere al meglio e con precisione i loro desideri.

– L’è uscito hol suo hompagno, andavano a fà un giro dell’aggenzie quattorno. È stata un’idea mia di venire qua. Ho visto che tenete il pavimento di legno.

– Ah, se è così, sono sicuro che lo vedremo arrivare presto.

Continua (domani).

Il Fantasma dell’Opera…

Ve ne sarete accorti, non siamo a noi a scrivere nel Blog

Perché noi abbiamo le idee chiare, perché sappiamo cosa vogliamo comunicare, perché vorremmo farlo nel modo migliore ma di lavoro facciamo altro.

Quindi abbiamo cercato un Professionista che possa farlo per noi e nel migliore dei modi. La ricerca non è stata affatto facile ma alla fine abbiamo scoperto questa nuova figura, il Ghostwriter, uno scrittore “fantasma” che scrive libri per l’autore che non ha il tempo (e probabilmente neanche le capacità letterarie, artistiche o comunicative) o voglia ma ha invece le risorse (mentali ed economiche) per far si che altri possano scrivere per lui.

 

E abbiamo così trovato un Fantasma Madre (quindi non da solo, ma coadiuvato dalle sue Penne) che ci ha voluto conoscere, ha voluto sapere tutto di noi intervistandoci per diverse ore (come lo facciamo, da quanto tempo, quale è stato il nostro background, perché vogliamo farlo così… quali sono i nostri clienti, il nostro target, il nostro progetto, le nostre aspettative, ecc. ecc.).

 

RGA_DesiderareEsattamente come facciamo noi quando siamo di fronte ad un Cliente che vorrebbe darci un incarico di Property Finding.  E probabilmente proprio per questo ci siamo trovati subito in grande sintonia. A lei è piaciuta la nostra idea, ci si è appassionata (forse perché ci è anche tortuosamente passata come cliente) e ha accettato la Missione!

E noi ci siamo rispecchiati nella sua attività parallelamente a quella che facciamo tutti i giorni con i nostri clienti: dare un Valore al tempo che impieghiamo per loro cercando di identificare le loro esigenze, i loro desideri e le loro aspirazioni conoscendoli, intervistandoli, entrando nella loro vita e nelle loro case come come un partner, un alleato, non un semplice “fornitore di servizio” o, peggio, come un inevitabile “incidente di percorso”!

Quindi questo Fantasma si è rivelato in carne ed ossa come Roberta Giulia Amidani, una scrittrice semplicemente geniale che scrive per gli altri da quando ha 25 anni (quindi pochissimo tempo fa per chi avesse dei dubbi), rimanendo silenziosamente nell’ombra e lasciando la gloria e il successo a colui che l’opera l’ha firmata (e ovviamente pagata).

Roberta Giulia è diventata così la nostra “Scrittrice Fantasma” ed ha cominciato ad editare il nostro Blog dandogli un tocco artistico, facendoci uscire dalle solite banalità e dall’autoreferenzialità trattando temi simpatici, leggeri, profondi, trasversali, pirotecnici, pindarici… in una parola sola:

geniali!

Ha saputo interpretare i nostri desiderata, ha saputo dargli forma (e sostanza) e ora ci piace considerarla non più un “fantasma” ma la nostra Editor, con cui continuare un progetto di medio-lungo termine, e non solo legato al Blog.

Quindi, adesso, se volete fare i complimenti a qualcuno quando leggete i post del Blog DESIDERAre avete un nome, un cognome e pure una (bella) faccia! 😉

Thanks to: www.loscrittorefantasma.com

Riflessioni di settembre

Sono tempi, questi, di cambiamento.

Ce lo spiattellano tutti i giorni davanti al muso, il cambiamento.

E in effetti, il mondo gira a velocità tripla rispetto a soli dieci anni fa. Giri di informazioni, cose, persone impossibili da prevedere anche per il più visionario degli anticipatori.

settembre

Settembre, poi, è il mese per eccellenza. E’ il mese per (ri)cominciare la dieta, la palestra, la piscina, la corsa. Per cercare il nuovo amore, la nuova casa, il nuovo lavoro. Per ricominciare a studiare, per scrivere il nuovo libro, dare un taglio alle cose inutili, concentrarsi su quelle buone/sane/fighe, o semplicemente su quelle nuove.

Quali sono i tuoi cambiamenti, per questo settembre? Non che debbano esserci per forza, ma forse, se sei stato in vacanza (o anche solo in ferie) significa che quello che fai per vivere non è il tester di cocktail o il collaudatore di materassini alle Baleari.

E quindi probabilmente la tua vita ha qualcosa che non va – una cosa, QUELLA cosa – che ti ha stancato e a cui senti di dover dare un taglio.

Cambiare, mutare, evolvere, sono le cose che hanno permesso all’uomo (ma anche ai pappagalli, ai canguri, agli ippopotami, ai coccodrilli) di essere ancora qui dopo qualche milioncino buono di eruzioni, glaciazioni, s-glaciazioni, calamità naturali varie ed eventuali (ma dai terremoti, purtroppo, ci facciamo ancora cogliere troppo, troppo, troppo impreparati…).

In tutto questo traffico, al centro dei mille bivi di fine estate, puoi starci in due modi.

Che qualcuno provi a resistere è naturale. È antibiologico, contro-natura, destinato all’estinzione. Ma naturale. Il cambiamento fa paura, perché sconvolge la rincuorante serenità della routine.

Poi ci sono quelli che ci provano, che si impegnano, che si lanciano nel traffico di cose, idee e persone; ci mettono la faccia e la pelle e provano ad andare oltre: sé stessi e i loro tempi. Che ci riescano o no, questo è un altro discorso. Loro, almeno, ci hanno provato. 

Infine, c’è una terza categoria di persone. Infingardi e opportunisti, che del cambiamento si riempiono la bocca e la partita iva.

Attenti a questi.

Promettono rivoluzioni, ma in realtà vendono parole al vento, le alitate pesanti di chi parla, parla, parla perché non sa fare altro, senza fermarsi mai, per evitare che qualcuno possa avere il tempo di pensare che – in realtà – non ha detto proprio nulla.

Di nuovo, ripeto, attenzione.

La rivoluzione non è un servizio (che si vende in affiliazione a 350€ al mese).

La rivoluzione non è un software (in comodato d’uso gratuito con il nuovo apparecchio).

La rivoluzione non è una proposta commerciale (specie se per capire cosa diavolo vendi devo darti la mia email e devo scaricare il tuo fantastico ebook gratuito).

Soprattutto, la rivoluzione non è quella cosa che si fa ogni terzo weekend del mese in una sala conferenze quindici posti con sedie di vellutino azzurro a Pizzighettone sul Mincio in pernottamento obbligatorio tre stelle, mezza pensione 650€ solo per chi prenota entro oggi, sennò da domani il corso costa 17 mila.

Utilizzano il metodo Novella 2000, questi: copertina patinata e tante promesse. Scoprirai tutto su quel divo, troverai la dieta adatta a farti perdere 15 kg in sette giorni, i rimedi per avere una pelle perfetta nutrendoti solo di Magnum alla nocciola, e la guida infallibile per diventare milionari lavorando dal divano di casa.

Poi apri, scorri, leggi, e dentro niente. Niente. Hai consumato soldi – tempo – energia, e ne hai ricavato solo parole vuote. E inutili.

Sono le agenzie che ti promettono la vendita veloce, il servizio miracoloso, la consulenza magggica. Di solito hanno un sito senza il CHI SIAMO, parlano utilizzando solo il pronome personale NOI (la sindrome del mago Otelma), comunicano in maniera passivo-aggressiva, si sbrodolano addosso, ma sono solo cariatidi imparruccate con tre dita di cerone.

Questi scarafaggi del mercato si nascondono e proliferano nel sistema fognario della parte sana. Sono tanti, non perché la cosa funzioni (di solito durano il tempo di un anno contabile), ma solo perché il ricambio è continuo.

Per tenerli a bada, e lasciarli a quella parte di internet dove sono tutti titoli acchiappaclick e foto di gattini, la rivoluzione – quella vera – sta nel continuare a perseguire quello che ha sempre fatto e farà la differenza: i valori alla base.

Se non ci sono, la fregatura è assicurata.

Chiedigli cosa ti propongono, e se ti parlano solo di servizi, di prodotti, di tecnologie, allora cammina rasente il muro.

Se ti parlano di valori, di loro, di te, allora rilassati, sei nel posto giusto: www.desidera-re.it/chi-siamo

Incubo

INCUBO snoopy property finder

Ho un biglietto da visita in mano. C’è un logo color palude sopra: “CIPPO-CASA REAL ESTATES”. Al di là dell’errore, della esse che non ci va, mai, c’è una cosa ancora più agghiacciante sul biglietto da visita. Una cosa che mi toglie il fiato.

C’è il mio nome, lì sopra.

Il mio nome e il mio cognome, preceduto da un Dott puntato e corsivo.

Mi giro e vedo un pacco di e-mail stampate sul tavolo. C’è un posacenere pieno di mozziconi. Un momento: io non fumo. Ho smesso da dieci anni! – dico, ad alta voce.

Ma quando mai?! – mi sfotte un tizio col riporto e le scarpe con la suola di legno, seduto a una scrivania delle quattro che riempiono la stanza.

Muoviti, va’, che devi vedere i Brambilla. Di nuovo. Vogliono visitare il trilo per la sesta volta. E tocca a te. Io mi giustifico. – continua il tizio.

Sto sudando.

La scena si sposta in un appartamento fuori città. Un condominio orrendo, anni Ottanta, con i mozziconi per le scale. Davanti a me, una coppia: lei altissima, magrissima, serissima. Lui piccolo e chiuso in se stesso. Non sono sicuri, mi spiegano. Vogliono portarci un architetto. E magari tornare a vedere anche la villetta a schiera fronte tangenziale.

Suona il telefono con una suoneria che non riconosco. Non è il mio telefono. È un Android. Di qualche anno fa.

Il trillo proviene dalla mia tasca. È una musica rap.

Lo prendo, rispondo e vengo investito da una valanga di insulti. È il mio capo. Dice che mi sono dimenticato una visita. In centro. Dice che quelli di CIPPOCASAREALESTATES non se li dimenticano gli appuntamenti. Al massimo li cancellano.

Il sudore m’impregna le maniche corte della camicia. Maniche corte? Maniche corte??

Altro flash. Sono a casa. Casa? Questa è casa mia? Invasa da mobili, suppellettili, valige aperte. Disordine ovunque. Afa. Mia moglie ha le ciabatte ai piedi. Dice che deve uscire per il turno di notte alla fabbrica. Io la guardo, la raggiungo, la prendo per le spalle e le urlo: chi sei tu? Che ne hai fatto di mia moglie?

Mi sveglio urlando. Tutto sudato.

Al mio fianco c’è lei. La mia Signora! Quella vera. Splendida come sempre. Mi guarda perplessa.

Vuole sapere che è successo, ma prima di risponderle, accendo la luce. Tutte le luci di casa. Mi tranquillizzo solo quando capisco. L’aria condizionata asciuga il sudore.

Era un incubo. Io non sono un agente CIPPOCASA. Non più. O forse non lo sono mai stato.

Io sono io: un property finder Desidera-re.

Sogno

SOGNI DESIDERARE SNOOPY

È iniziato tutto con una porta. Una porta in vetro satinato. Opaca, pulitissima. C’era una targhetta, sopra, mi pare. La prima volta che l’ho vista ero alla mia scrivania. Mia, insomma, non proprio: in realtà era quella che uso due giorni a settimana e condivido con altri tre agenti.

Faceva caldo. Non c’è mai stata l’aria condizionata da noi, perché il capo sostiene che un vero agente debba stare in strada, sul campo.

Ce lo urla tre volte al giorno, che “gli agenti immobiliari non devono fare la muffa in ufficio”. E poi si mette online, con lo schermo nascosto.

Tutte le volte che tornavo alla mia scrivania, la porta mi parlava. Diceva: “Vieni, entra”. Aveva una voce professionale. Elegante.

Vibrava.

Una sera, all’ennesimo appuntamento saltato, dopo un litigio con il proprietario di un bilo che si era offeso perché avevamo scritto bilocale sull’annuncio del suo bilocale e dopo due multe nello stesso pomeriggio, avevo deciso di provarci. Ero tornato in ufficio e mi ero messo a guardare oltre la porta.

Di là, c’era un ufficio bellissimo. Fresco, luminoso, ben arredato. Computer di ultima generazione. Perfino una Nespresso.

– Ah, beh, se c’era la Nespresso, sicuro era un sogno!

– Aspetta. Fammi finire… Seduto al tavolo riunioni c’ero io. Dall’altra parte, una coppia stava siglando gli ultimi documenti. Per l’atto, è questione di giorni –  dicevo io – Avremo la data del rogito entro domani.

Abbiamo fatto bene a venire da voi – disse la signora.

– E pensare che eravamo scettici sui property finder – aggiunse il marito. – Ma poi abbiamo visto i vostri video e abbiamo deciso. Desiderare è il property finder che fa per noi, abbiamo pensato.

– Ci avete salvato la vita, e non solo perché la casa che ci avete trovato è quella che sognavamo da tutta la vita, ma per i modi, e i tempi… grazie. Grazie di cuore! – chiuse la moglie, stringendomi la mano, emozionata.

I due signori erano sereni, soddisfatti. La mia provvigione altissima.

Ero felice. Ero felice come non lo sono mai stato.

La scena cambiava e mi ritraeva in auto. Su un’altra auto. Molto diversa dalla mia.

Nel traffico delle sei, guidavo serafico. Senza nessun istinto omicida.

La città aveva un’altra luce. Io un’altra faccia.

– Eh, e poi?

– Poi non ricordo più niente. Mi sono svegliato e ho capito che era un sogno.

– Come hai detto che ti ha chiamato?

– Desiderare, credo.

– Desiderare? Con il trattino dopo desidera? …Punto it?

– Perché?

– Guarda! Non era un sogno, amore: era una visione, una premonizione. Esistono!

– Ma smettila.

– Io la smetto, ok, ma tu guarda.

– cosa?

– Non “cosa”, ma “dove”. Cioè qui: www.desidera-re.it

Perché non mi godo le ferie?

Sono al mare con la mia famiglia. Per due settimane l’anno, il Gruppo Vacanze Piemonte si trasferisce sulla costa, fronte spiaggia.

La signora si abbrustolisce. Dopo tre giornate al sole, ha il colore di un’etiope. Solo un po’ più unta, tipo melanzana fritta.

I cuccioli sono confinati nel mini-club. Ci vanno la mattina, ne escono al tramonto. Il vero lusso.

L’account dell’ufficio ha le risposte automatiche programmate e io ho giurato di non aprire la posta.

Quindi? Dovrei rilassarmi, giusto?

E invece no.
Invece niente: non ce la faccio.

Perché? Perché ho un chiodo fisso che mi impedisce di godermi la vacanza.

vacanze-lavoro

Cercare una casa nuova. No, non cercare, ma trovare una casa nuova. Io devo trovare una casa nuova. E devo farlo prima della fine dell’anno.

Hai trovato niente? – chiede, tutte le sere, la mia Signora.

Sto cercando – rispondo, restando sul vago, mentre sudo che neanche fossi nel Sahara, d’estate. A Mezzogiorno.

La verità è che sto impazzendo. Sì. È così: sto impazzendo.

Tra quello che vogliamo noi e quello che il web mi propone c’è un abisso: in termini di posizione, comfort, dotazioni di base e – ultimo ma mica tanto – pure prezzo.

Sento nella testa rimbombare le sentenze degli espertoni da bar-sport sul periodo perfetto per acquistare un immobile, sui mercati ancora bassi, sui prezzi allettanti.

Torno a memoria sui siti, sui migliaia di siti visitati, con otto, dieci, quindici annunci diversi per lo stesso identico immobile. Ripenso alle richieste. Alle descrizioni intraducibili. Alle telefonate fatte. Alle risposte e alle proposte degli agenti che mi hanno chiamato.

Guardo l’orizzonte e aspetto l’illuminazione. Si sa mai arrivi dal mare come le sirene, o i pirati.

***

No. Dal mare non arrivano più nemmeno i pirati. Dal mare, se sei a sud, sulla costa est, arrivano solo i barconi. Se stai a nord, e hai culo, magari le alghe.

Se cerchi un’ispirazione, o meglio: un’illuminazione, non ti serve spostarti da Ostia Lido/Milano Marittima/Porto Cervo e prendere il primo volo per Tarso, diretto a Damasco.

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L’illuminazione ha un nome. Anzi molti. E molte facce, tutte sotto lo stesso brand. Uno solo: si pronuncia tutto attaccato e si scrive con il meno. E, notiziona, è già qui che ti aspetta: WWW.DESIDERA-RE.IT