Fantasmi, case stregate e capri espiatori.

Ore 11:00

Siamo al terzo piano del nuovissimo palazzo del CICAPP, il Centro Investigativo per il Controllo delle Affermazioni Perniciose e Purulente. Un ragazzo sui trent’anni, forse meno, scrive al computer. Si chiama Carlo. Sono le undici di mattina e il ragazzo, dopo aver congedato un signore arrivato da lui per segnalare una serie “fatti anomali” circa l’abitazione appena comprata, ha fatto accomodare un secondo ospite. Di fronte a lui, dall’altra parte della scrivania, l’uomo prova a raccontare i fatti ma si vede che è provato.

«Era perfetta, giuro. Era bellissima, troppo per quel prezzo. E io me lo sentivo che c’era qualcosa che non andava, ma non ce l’ho fatta a dirlo a lei, a mia moglie. La voleva proprio, lo sa?» – dice l’uomo e poi scoppia a piangere. 

«Ma a me non doveva succedere. Avrei dovuto dirglielo, avrei dovuto parlarne con lei, perché io lo sapevo che doveva esserci qualcosa sotto. E invece sono stato zitto, abbiamo comprato la casa, spendendo fino all’ultimo dei nostri risparmi, e adesso non abbiamo più un centesimo.»

«Cos’è successo? Vuole dirmelo?»

Carlo solleva le dita e lo guarda: è in imbarazzo, come lo siamo sempre davanti a un adulto che piange, soprattutto se l’adulto è un uomo. «Può capitare a tutti…»  dice.

«È crollata, è venuta giù come un castello di carte! Non tutta, solo parte del tetto, ma visto che non possiamo ricostruirlo, è come se fosse crollata tutta la casa. Ma io lo so che cosa è successo.»

«E sarebbe?» chiede Carlo, sforzandosi di restare impassibile.

«Era maledetta. La casa era maledetta.»

Ore 13:00

Carlo ha salutato il signore della casa crollata e ne ha appena accolto un altro. Come i primi due, anche il terzo è convinto che casa sua sia stregata.

«Ci sono i fantasmi, le dico.» 

«I fantasmi?»

«Sì. I fantasmi. Magari voi non mi credete, ma quella casa ha dentro i fantasmi.»

«E da cosa lo deduce?»

«Il solito… Le luci che vanno e vengono. Gli spifferi… Le crepe nei muri.»

«Mi faccia capire: l’impianto elettrico da rifare, i serramenti pure e anche l’intonaco, la portano a pensare ai fantasmi?»

«Certo. Perché quelle cose lì non c’erano quando ho comprato la casa.»

«E, se posso chiedere, quand’è che l’avrebbe comprata?»

«Due settimane fa.»

«E prima dice che non c’erano. Che era tutto in regola? Ne è sicuro?»

«Ovvio. Me l’ha detto il proprietario.»

«Okay. E ora il proprietario cosa dice dei… problemi che ha riscontrato?»

«Niente. È morto. Aveva 97 anni.»

Ore 15:00

«Lei sostiene di vivere in un appartamento stregato, signora, è corretto?» chiede Carlo.

«No.»  risponde la signora davanti a lui, con gli occhi sbarrati.

«Ah, non è stregato?»

«Certo che è stregato, ma io non ci viviamo più. Ce ne siamo andati.»

«Ah sì?» 

«Per forza! Abbiamo fatto fagotto appena ci siamo resi conto che l’agente che ce l’ha venduto era uno stregone vuduuu!»

«Come dice, prego?»

«Uno stregone vuduuu. Sa come si scrive? V come Veleno e U come Uxoricida, poi una D di dramma e qualche uuu. Credo tre, ma non sono sicura.»

«Può dirmi, signora, perché lo pensa?»

«Non è che lo penso: lo so, lo sappiamo! Senta, lei come lo chiama uno che le vende un appartamento dicendoti che è in regola e che non ci saranno sorprese e appena lo compri e ci vai a vivere, scopri che c’è tutta la facciata del condominio da rifare e il giardino da tirar su per le perdite?»

«Mi dispiace, signora, ma non la seguo.»

«Be’, veda, il fatto è che noi la facciata ce la ricordavamo perfetta. L’abbiamo vista, sa, prima di comprare la casa. Quattro volte. E in tutte e quattro la facciata non aveva problemi. Così come non ne aveva il giardino. E poi… E poi siamo andati al rogito.»

«E?…»

«E poi son saltati fuori i mostri.»

L’ultimo incontro è il peggiore. Carlo si trova di fronte a una coppia che sostiene di aver visto un garage, abusivo, spuntare dal nulla. “Teletrasportato dallo spazio”.

«In che senso prima non c’era?» – prova a capire, Carlo, ormai molto vicino all’esasperazione.

«Ci siamo svegliati ed era lì, ma il giorno prima non c’era.» – dice la moglie – «Secondo me è arrivato dallo spazio, trasportato da qualche portale, dagli alieni, sa no, come nei film.»

«Va be’, va be’… La cosa fondamentale che deve scrivere, giovanotto, è che quel garage di sicuro non c’era prima di comprare la villetta.» – aggiunge il marito – «Magari lei no, ma io me ne sarei accorto.»

«Grazie.» – fa lei.

«Prego.» – dice lui – «Fatto sta che il garage è comparso in mezzo al giardino e quando poi sono andato in Comune per capire se poteva restare lì, se potevamo tenerlo, ho scoperto che dobbiamo abbatterlo.»

Poco dopo le cinque, Carlo ha finito gli appuntamenti. Prima di andare a casa, passa dal suo capo per raccontargli di tutte le storie della giornata. Ha visto e sentito cinque persone e tutte e cinque gli hanno parlato di case stregate, di fantasmi, addirittura di agenti immobiliari Voodoo, di mostri, di garage che spuntano dallo spazio. Il capo lo ascolta senza battere ciglio finché, al terzo episodio, fa una smorfia e mezzo sorriso.

«Scusa, boss, lo so che sono nuovo ma oggi giuro che non so cosa sia successo.» – dice Carlo, alla fine del resoconto – «Una specie di epidemia. Tutti a parlare di case stregate, di facciate da rifare, di impianti elettrici difettosi…. e tutti quanti che raccontavano di aver visto le case in ordine, prima di comprarle… Ti giuro che sembravano impazziti.»

Il dito del capo indica il calendario dei carabinieri appeso al muro.

«Lo vedi? Vedi che giorno è oggi?»

«Venerdì?… E allora?»

«E allora queste persone sono arrivate qui perché avevano bisogno di trovare un capro espiatorio, meglio se paranormale.»

«Ma un capro espiatorio per cosa? Perché?»

«Perché è più facile dare la colpa ai fantasmi, o agli alieni, che a un’operazione superficiale. Seguimi: se stai cercando casa, magari da mesi, o addirittura anni, e alla fine ne trovi una che ti va bene, anche perché è probabile tu sia esausto, è facile che tu non sia abbastanza lucido per vederla davvero. O non del tutto.»

«Come la signora che parlava della facciata perfetta?»

«Già.»

«O come la coppia che giura che il garage sia arrivato dallo spazio.» 

«Esatto. Vediamo solo quello che ci fa comodo vedere, e in ogni caso, Carlo, oggi non è solo venerdì: oggi è Halloween.»

«Ah.»

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