accontentarsi

«ACCONTENTARSI»

Il verbo “accontentare” ci arriva dal latino contentus, participio passato del verbo “CONTINERE”, tenere in sé, contenere. L’aggettivo Contento deriva da “contenuto” nel senso di misurato, morigerato, e sta per: felice, ma solo il giusto.

Come dire:

“Sto bene, ma non benissimo” o “Certo che mi piaci con la seconda, ma se avessi una quarta…”.

Dall’etimologia quindi è facile vedere che il verbo è un confine alla soddisfazione, un limite che dà chi pensa sia cosa buona e giusta accontentarsi.

Ma accontentarsi di ché e soprattutto perché?

Perché mettere un limite alla soddisfazione?

Perché ci hanno insegnato che soffrire fa parte della nostra vita, che le tasse che paghiamo sono giuste, che più stiamo male adesso e meglio staremo poi.

– Poi? Poi quando?

– Dopo.

– Ma dopo che?

Dopo morti: è là che ci attende il paradiso nelle diverse declinazioni degli ultimi due millenni di storia delle religioni, ma finché siamo vivi, signore e signori, fin da piccoli ci abituano ad accontentarci. Il che significa tenere la testa bassa, andare magari avanti a lamentarci (ma guai a cambiare quello che non ci piace), a farci andare bene quello che passa il convento. Accontentarci vuol dire accettare la ‘sorte’ che ci è toccata e farlo pure con il mezzo sorriso del giusto.

Di luogo comune in luogo comune, cresciamo convinti che la mediocrità sia la norma, e che volere di più, magari il meglio, sia sbagliato.

Invece no.

Volere il meglio e fare di tutto per ottenerlo non è sbagliato proprio per niente.

E ce lo dice la biologia: se le nostre cellule si accontentassero, sappiate che voi non stareste leggendo, né noi scrivendo, perché non esisteremmo, o non così come siamo: saremmo ancora organismi unicellulari, tipo le amebe, per intenderci.

Ma la biologia – e quindi la natura, a prescindere dalla fede (dalle diverse fedi) non si accontenta. La natura punta al meglio, anche a costo di schiantarsi, la natura rischia.

E così facciamo noi, property finder di professione, e organismi pluricellulari per natura.

Noi non ci accontentiamo e lavoriamo per persone che quando hanno un immobile da vendere o uno da comprare non si accontentano di un servizio mediocre, ma cercano noi che abbiamo deciso di dedicare il nostro tempo, tutto il nostro tempo, a soddisfare DAVVERO, senza limiti, senza confini, pochi, pochissimi clienti. E a farli felici tanto da portare un pezzo di paradiso qui, mentre sono vivi, senza pensare affatto al dopo.

 


N.d.R.
In rete, la frase riportata nell’immagine viene attribuita a Italo Calvino da ben 38.100 risultati. A noi è piaciuta tanto che abbiamo deciso di usarla, ma – poiché se avete letto il post già sapete che non ci accontentiamo mai – prima di citare Italo, siamo andati a verificare le fonti e in tutto il world wide web non ne abbiamo trovato traccia. «O Calvino non l’ha mai scritta oppure è un’attribuzione farlocca», abbiamo pensato e, andando avanti con la ricerca, alla fine abbiamo scoperto che una certa signorina Simona sul suo blog ha dichiarato di averla postata come sua e di essersi poi accorta di come, nel giro di qualche mese, la frase avesse cambiato proprietario, passando a Calvino.

 

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