INCUBO snoopy property finder

Ho un biglietto da visita in mano. C’è un logo color palude sopra: “CIPPO-CASA REAL ESTATES”. Al di là dell’errore, della esse che non ci va, mai, c’è una cosa ancora più agghiacciante sul biglietto da visita. Una cosa che mi toglie il fiato.

C’è il mio nome, lì sopra.

Il mio nome e il mio cognome, preceduto da un Dott puntato e corsivo.

Mi giro e vedo un pacco di e-mail stampate sul tavolo. C’è un posacenere pieno di mozziconi. Un momento: io non fumo. Ho smesso da dieci anni! – dico, ad alta voce.

Ma quando mai?! – mi sfotte un tizio col riporto e le scarpe con la suola di legno, seduto a una scrivania delle quattro che riempiono la stanza.

Muoviti, va’, che devi vedere i Brambilla. Di nuovo. Vogliono visitare il trilo per la sesta volta. E tocca a te. Io mi giustifico. – continua il tizio.

Sto sudando.

La scena si sposta in un appartamento fuori città. Un condominio orrendo, anni Ottanta, con i mozziconi per le scale. Davanti a me, una coppia: lei altissima, magrissima, serissima. Lui piccolo e chiuso in se stesso. Non sono sicuri, mi spiegano. Vogliono portarci un architetto. E magari tornare a vedere anche la villetta a schiera fronte tangenziale.

Suona il telefono con una suoneria che non riconosco. Non è il mio telefono. È un Android. Di qualche anno fa.

Il trillo proviene dalla mia tasca. È una musica rap.

Lo prendo, rispondo e vengo investito da una valanga di insulti. È il mio capo. Dice che mi sono dimenticato una visita. In centro. Dice che quelli di CIPPOCASAREALESTATES non se li dimenticano gli appuntamenti. Al massimo li cancellano.

Il sudore m’impregna le maniche corte della camicia. Maniche corte? Maniche corte??

Altro flash. Sono a casa. Casa? Questa è casa mia? Invasa da mobili, suppellettili, valige aperte. Disordine ovunque. Afa. Mia moglie ha le ciabatte ai piedi. Dice che deve uscire per il turno di notte alla fabbrica. Io la guardo, la raggiungo, la prendo per le spalle e le urlo: chi sei tu? Che ne hai fatto di mia moglie?

Mi sveglio urlando. Tutto sudato.

Al mio fianco c’è lei. La mia Signora! Quella vera. Splendida come sempre. Mi guarda perplessa.

Vuole sapere che è successo, ma prima di risponderle, accendo la luce. Tutte le luci di casa. Mi tranquillizzo solo quando capisco. L’aria condizionata asciuga il sudore.

Era un incubo. Io non sono un agente CIPPOCASA. Non più. O forse non lo sono mai stato.

Io sono io: un property finder Desidera-re.

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